Social Network

I SOCIAL NETWORK COME “PIAZZE VIRTUALI”: ISTRUZIONI PER L’USO

Essere presenti sui social network è importante, ma il come fa la differenza! Atteggiamenti e comportamenti da evitare per non danneggiare la propria immagine professionale.

I social network sono parte integrante della nostra vita: non avere un’identità “virtuale” significa non avere visibilità e quindi, quasi non esistere dal punto di vista lavorativo: vale tanto per un’azienda piccola, media o grossa che sia che vuol proporre al mercato prodotti, servizi e innovazioni, quanto per il libero professionista che per il dipendente che hanno come obiettivo quello di presentarsi come risorsa valida e competitiva, migliorando la propria carriera.

Tramite i social network condividiamo immagini, pensieri, stati d’animo, sia legati alla sfera privata che a quella lavorativa ed entriamo anche in contatto con persone che non fanno parte del nostro quotidiano o che neppure conosciamo; sono paragonabili alla piazza di un paese dove si incrocia moltissima gente, conosciuta e non, con cui si scambiano quattro chiacchiere sugli argomenti più disparati.
Pensare tuttavia che sui social network si possa scrivere e pubblicare tutto senza conseguenze è ingenuo se non stupido: dobbiamo essere sempre responsabili di quel che diciamo e di come lo diciamo.

Se il social in questione poi è LinkedIn, piattaforma creata per mettere in contatto professionisti e aziende di vari settori, l’attenzione prestata deve essere ancor maggiore: non possiamo pensare di utilizzarlo con le stesse modalità adoperate per i nostri profili Facebook o Instagram personali.
Il nostro profilo LinkedIn, infatti, ci identifica, agli occhi di chi ci legge, come professionisti: siamo visti tanto come potenziali candidati che come rappresentanti dell’azienda presso cui lavoriamo.
Così come il nostro modo di porci, il nostro atteggiamento e anche ciò che divulghiamo di noi cambia a seconda del trovarci in un contesto privato, tra amici, o in uno lavorativo, così devono cambiare le modalità con cui ci muoviamo nell’ambito social, distinguendo il piano personale da quello professionale e i relativi modi di esprimerci o presentarci.

 

Social Network

 

Qualche esempio?

Andreste in ufficio in tuta o con un abbigliamento più adatto a un aperitivo o a una serata di svago che a una giornata lavorativa? Presumibilmente no.
Lo stesso vale per la vostra immagine sui social network.
A nessun recruiter o datore di lavoro interessano i brillanti risultati che hanno dato ore di palestra, quanto è perfetta la vostra abbronzatura o quanto vi godete la vita.

Nel corso di una riunione, sciorinereste massime filosofiche o battute ironiche? Difficilmente.
Quindi che senso ha pubblicare foto che le riportano su un social come LinkedIn? Dicono forse qualcosa di voi? Del vostro lavoro? Della vostra azienda?

È proprio indispensabile postare lo scatto di un paesaggio che, per quanto ben riuscito, non ha nulla a che fare con il mondo del lavoro?
No, al contrario dimostrano quanto siete incapaci di utilizzare col giusto criterio quello che, oggi, è a tutti gli effetti uno strumento di lavoro, confondendo gli strumenti social professionali con quelli privati, mettendo sullo stesso piano contesti differenti.

Anche gli argomenti e i toni usati nei post cambiano a seconda del contesto.

I post di “sfogo”, magari dopo una giornata pesante, uno scontro con un cliente o una trattativa andata male vanno bene (entro certi limiti!) nei vostri profili privati, ma andrebbero evitati su quelli professionali.
Potrebbero invece essere sfruttati per riflettere e confrontarsi su cosa non va, cosa è migliorabile, come gestire in futuro una situazione simile ottenendo però risultati differenti.
Creare discussioni interessanti, accese, è un bene: il vostro profilo, la vostra pagina, avranno una maggiore visibilità e aumenterà il numero di contatti con cui interagire.
Tuttavia il punzecchiare, l’essere sarcastici e provocatori non devono scadere nella polemica gratuita e sterile, fine a se stessa.

Cosa ancor peggiore è “sparare a 0” su una categoria, generalizzando: affermazioni come “Tutti i recruiter sono incompetenti” “Gli HR manager fanno colloqui solo per giustificare il loro stipendio” “I commerciali vogliono solo vendere senza dare un reale servizio al cliente” hanno solo il risultato di farvi apparire come persone che fanno demagogia, sono superficiali e basano le loro opinioni su pregiudizi.
Se avete un’opinione, anche scomoda, esprimetela pure, ma sostenendola, argomentandola: solo così creerete scambi interessanti e “partecipati”.

Evitate di riferire sui social episodi “fastidiosi” o che ritenete ridicoli o esilaranti accaduti durante la giornata lavorativa: non è professionale, i vostri contatti non sono vostri amici e, soprattutto, i protagonisti potrebbero leggere e non essere affatto contenti della cosa.

 

In conclusione: rendete il vostro profilo social interessante, dinamico, originale, mantenetelo aggiornato su argomenti di attualità o temi lavorativi riguardanti il settore in cui operate e partecipate a scambi di opinione se siete ferrati sull’argomento, ma evitate l’eccessiva personalizzazione, sbilanciandovi e uscendo dal seminato, scordando che in questo contesto dovete porvi e esprimervi non con tono amichevole o troppo informale ma professionale, e chi vi legge potrebbe misurare la vostra professionalità solo in base ai vostri post o al vostro modo di porvi in una discussione.

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