CANDIDATI

I CANDIDATI CHE UN HR NON VORREBBE MAI INCONTRARE

Un colloquio può essere difficoltoso non solo per i candidati che lo sostengono, ma anche per i Recruiter! Ecco i 5 tipi di candidati che un HR non vorrebbe mai incontrare durante l’iter selettivo.

Generalmente si pensa che chi fa il Recruiter affronti un colloquio sempre a cuor leggero, poiché, come si dice, “è dalla parte giusta del tavolo”.

In realtà anche i Recruiter –ebbene sì, sono anche loro esseri umani- hanno delle difficoltà da gestire: oltre alla principale –capire in un lasso di tempo breve più cose possibili su chi hanno davanti sia per quanto riguarda le attitudini personali che le competenze professionali, se c’è del potenziale effettivo oltre a quello vantato, decidere chi “portare avanti” e chi scartare- c’è la possibilità di incappare in alcune tipologie di soggetti che trasformano il colloquio in un’estenuante e interminabile prova di resistenza per i loro nervi.

CANDIDATI

L’EGONE

Lui non è un professionista, è IL professionista.
Sa fare tutto, conosce ogni aspetto del ruolo (o di più ruoli), ogni dinamica aziendale, ogni soluzione a ogni problema inclusi, probabilmente, il surriscaldamento globale e la povertà nel mondo.

Non ha difetti, ma peculiarità. Non ha commesso mai errori, ha fatto esperienza.
Non ha margini di miglioramento, ma se li avesse li raggiungerebbe facilmente e gli toccherebbe chiedere le dimissioni di Dio, cosa non carina, quindi si astiene. Non ha un ego. Lui E’ ego. E’ un egone.
Non è sempre semplice capire se sia un bell’arrosto succulento o solo un’enorme nuvola di fumo, peggio di quella di Chernobyl.
Nel primo caso, se lo si sceglie, si avrà un’ottima risorsa, un filino difficile da gestire, ma pur sempre un’ottima risorsa.
Nel secondo…auguri. Sentitissimi auguri. Di cuore.

 

IL GELIDO

Se si è preoccupati per lo scioglimento dei ghiacci, può essere che dopo un colloquio con lui ci si sentirà relativamente più tranquilli a riguardo.
Avete presente la canzone della Carrà che dice “Se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po’ più in là”? L’ha scritta lui, non Boncompagni.
Nulla lo tocca, nulla lo scompone. Rimane imperturbabile e, quindi, incomprensibile.
Non c’è punzecchiatura, provocazione o domanda trabocchetto che tenga: manterrà il suo aplomb inglese e chi è dall’altra parte –noi, poveri HR- a tratti si chiederà se è vivo o mummificato o, semplicemente, se gliene importi davvero qualcosa.

 

IL LOGORROICO

Non risponde alle domande, le prevede, le anticipa. Tutte. Continuamente.
Se furbescamente si tenta di approfittare delle pause in cui prende fiato, si scoprirà con sconcerto che il tizio entrerà in apnea e rinuncerà all’ossigeno minimo indispensabile pur di non cedere la parola.
Impossibile instaurare un qualsiasi tipo di dialogo, confronto, interazione con questo soggetto.
Ci si prova, per carità, ma al ventesimo tentativo si desiste, stremati.

Argomento frequente dell’interminabile monologo sarà una dettagliata biografia, lavorativa e non.

 

IL MITRAGLIATORE

Se c’è chi ha la sfera di cristallo per rispondere, c’è anche chi non si stanca mai –ma proprio mai- di chiedere.
Porgere domande durante un colloquio denota interesse, certo, ma devono essere mirate, sensate e…non ansiogene!
Non dare sufficientemente tempo per rispondere, non ascoltare perché già impegnati a formulare la domanda successiva –molto probabilmente del tutto scollegata dalla precedente- può mettere in atto un antipatico cortocircuito in cui né il candidato né il Recruiter otterranno le informazioni necessarie.

 

L’ERMETICO

Ungaretti è il suo mito, il suo modello espressivo.
Lui non risponde, no, lui sciorina metafore –ermetiche, per l’appunto- come non ci fosse un domani.
Domandare è lecito e rispondere è cortesia, recita un detto. Ecco, aggiungiamo “in modo chiaro”.
Dissertazioni, voli pindarici, dico-non-dico, contraddizioni possono portare fuori binario tanto il selezionatore che il candidato.
E’ un colloquio, non un quiz in cui noi –sempre i poveri HR- dobbiamo capire cosa passa per la testa del candidato e siamo bravi solo se ci riusciamo!
Va bene, magari gli piace tanto giocare a Cluedo, la Sfinge e i suoi oracoli lo affascinano da una vita ma…non-è il-momento.
Occorre essere chiari, semplici, diretti. E’ per il loro bene. E anche un po’ per il nostro.

 

 

Volete sapere che abbigliamento evitare sul posto di lavoro? Leggete il nostro articolo a riguardo qui!

 

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